Gentile signora
l’autostima è in formazione continua e subordinata ad oscillazioni a seconda dei periodi della vita, ciò non toglie che avere una base da cui partire aiuta molto.
L’autostima origina nei primi anni di vita ed è la sorella maggiore della fiducia in se stessi che si acquisisce, anche lei, fin da piccoli. Ogni conquista del bambino contribuisce a creare, prima fiducia in sé e, in seguito, autostima. Questo per dire che il lavoro di sostegno alla costruzione di questi due importanti stati dell’essere va fatto innanzi tutto tra le pareti domestiche; i bambini hanno bisogno di essere incoraggiati, sostenuti ed approvati dai grandi di casa per poter in seguito manifestare anche all’esterno le loro abilità. Ciò non toglie che il rapporto con i pari sia molto importante ed è anche per questo motivo che si consiglia di fare trascorrere ai bambini del tempo con altri bambini, il gioco è lo strumento che loro usano per scambiare e misurare le rispettive capacità e conoscenze e per apprendere non solo a giocare ma a stare con gli altri. Risulta evidente che il giudizio e la considerazione che gli altri dimostrano di noi è importante fin da bambini e hanno un forte impatto a livello emotivo e anche conseguenze sulla capacità di socializzazione.
Con la sorella il bambino sfoga tutta la sua rabbia e imita il comportamento che subisce, quasi un tentativo di fare uscire fuori tutta la rabbia che prova.
E’ importante che il bambino venga aiutato a riconoscere e ad esprimere la rabbia e lo si può aiutare sia attraverso il racconto di quanto prova, sia attraverso il disegno, sia attraverso il gioco. E’ importante che lui si senta libero di esprimere quel che prova e che impari che la rabbia può essere contenuta e che non deve essere ributtata sulla sorella. Va da sé che i genitori sono il modello di riferimento e più che agire sgridandolo possono fargli notare la dinamica che lui mette in atto.
Rispetto al problema con i compagni di scuola potrebbe essere anche utile parlarne con gli insegnanti che hanno il polso della situazione e possono intervenire se notano qualche prepotenza. Inoltre loro conoscono suo figlio in modo diverso da come lo conosce lei e possono raccontarle suoi modi di fare a lei sconosciuti. Non credo che cambiare la scuola lo aiuterebbe visto che, da quanto lei afferma, questi problemi li ha fin da piccolo.
Non so se sia il caso di suo figlio, ma bisogna considerare anche che non tutti i ragazzini crescono nello stesso modo, alcuni sono più piccoli anche fisicamente e sono spesso destinati ad essere messi un po’ da parte dal resto del gruppo che si sente più grande.
Il consiglio che mi sento di darle è quello di usare l’ironia e di insegnarla anche a lui, tutti abbiamo i nostri punti di debolezza e se impariamo a riderci su anche solo un po’ li abbiamo già sconfitti.
Se all’inizio del prossimo anno scolastico i problemi dovessero ripresentarsi le consiglio di rivolgersi ad un professionista che saprà aiutarla ad affrontare la questione. Intanto approfitti dell’estate per fare stare suo figlio in contatto con altri ragazzini.
Saluti.
