8 Maggio 2013 L'ESPERTO RISPONDE

Flavia Cavalero

La dottoressa Flavia Cavalero è psicologa e psicoterapeuta. Cura la parte “psi” del sito www.psicomamme.it, svolge l’attività nel suo studio in via Bruino, 3 a Torino e si occupa di psicoterapia individuale e di gruppo nell'ottica del raggiungimento e del mantenimento del benessere psicologico. Riceve su appuntamento, tel. 333/3628327

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Bimba spaventata da un giocattolo e un gatto e una mamma stressata

Gentile Dottoressa.
mia figlia Alessandra, che ora ha 22 mesi,  ha ricevuto diverso tempo fa in regalo una mucca che canta e balla: appena l’ha vista si è terrorizzata e ogni tentativo di farle capire che non le avrebbe fatto alcun male è stato vano.

Pur avendo tolto di mezzo il giocattolo, la paura della mucca da allora le è rimasta molto forte (non ne può sentire il verso e l’altro giorno, che l’abbiamo portata ad una fiera contadina, giocava con tutti gli animali ma arrivata alla mucca diceva “Ale ha paura, non mi piace la mucca”).

A volte, dal nulla la sentiamo dire, come per rassicurarsi: “non c’è la mucca cattiva, non c’è, mai più”, e ogni tanto, mentre lo dice, piange. Ora, in particolare, dopo aver visto la mucca alla fiera (in quell’occasione le abbiamo spiegato che quella era la mucca vera che è buona), dice “La mucca vera c’è, non c’è la mucca cattiva”.

Ecco, Le chiedo un consiglio  su come gestire questa sua paura così assillante. E poi, è normale o è possibile che siamo noi genitori a sbagliare qualcosa e ad alimentare involontariamente delle insicurezze nella bimba? Aggiungo che in queste ultime settimane la bambina, da sempre sorridente e solare, è diventata capricciosa e poco ubbidiente: risponde no ad ogni mia richiesta (non va al nido, sta tutto il giorno con me) e, viceversa, ignora i miei no. Picchia la gattina di casa (presa da poco) e invano cerco di spiegarle che non si fa, che la gattina avrà la bua se lei la picchia.

Sono sempre stata una mamma attenta a spiegare (con parole semplici, chiaramente) alla bimba il perché dei miei no, ho sempre cercato di darle delle alternative, ma in questo periodo mi sono ritrovata spesso ad alzare la voce, e un paio di volte le ho dato persino uno sculaccione o uno schiaffetto sulla manina, che almeno in apparenza, non l’ha neppure scossa (è successo quando continuava a picchiare la gatta nonostante i ripetuti no).

A volte, se alzo la voce più forte nel rimproverarla la vedo che si irrigidisce, salvo poco dopo riprendere le sue attività come nulla fosse.

La prego, mi dia un consiglio sull’atteggiamento da adottare. Temo persino che la paura della mucca venga fuori tanto spesso perché la bimba si trova spiazzata dal mio atteggiamento esasperato, cui non era abituata.

Grazie mille!

Gentile signora, probabilmente la sua bambina si è spaventata con il giocattolo, forse un po’ troppo animato per la sua età.  I bambini spaventati possono reagire in molti diversi modi, la modalità che ha scelto sua figlia mi sembra sia quella di evitare l’oggetto che la spaventa.

La paura è probabilmente l’emozione più arcaica per l’uomo ed è normale provarla fin da piccini, è però fondamentale anche riconoscerla per poterla elaborare e superare. Da quanto lei racconta pare che la bambina abbia adottato come strategia di difesa un atteggiamento in cui la fuga rappresenta la risposta prevalente, e questo può perché bloccare, di fatto, la curiosità e l’esplorazione. Risulta quindi importante aiutarla ad affrontare questa paura ed è necessario creare un clima di fiducia e di serenità per poterlo fare. Potrebbe iniziare a raccontarle una storia a lieto con una mucca eroe come protagonista (può inventarne una lei stessa), fare con lei il disegno della mucca, giocare a muggire … fino ad arrivare ad utilizzare il giocattolo “proibito”.

Per quanto riguarda il gatto le informazioni che trovo nella lettera non sono sufficienti ed aprono a molte ipotesi: potrebbe essere una reazione alla paura del gatto, oppure una manifestazione di aggressività così come di gelosia. Il consiglio che posso darle è molto simile a quello per il giocattolo, cerchi di capire cosa prova la bambina e la aiuti ad avvicinarsi al micio attraverso il gioco.

In generale i bambini risentono molto degli stati ansiosi degli adulti e un improvviso indurimento dei modi di fare nei loro confronti non  viene compreso e genera quelle reazioni che noi quasi sempre chiamiamo “capricci”. I “capricci” però sottendono spesso una richiesta di affetto e dolcezza e lei ha probabilmente ragione nel temere che la bimba possa essere spiazzata dal suo atteggiamento esasperato. Poiché ne è consapevole sarà facile per lei ri modularsi sulla frequenza d’onda della bimba e ristabilire il clima di affetto e calma di cui tutti i bambini necessitano.

Buon lavoro.

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