15 Agosto 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Bimbo lagnoso

Nostro figlio di 6 anni, Gio’, ha consolidato negli anni
un atteggiamento lagnoso nei rapporti con gli altri bambini.
I tentativi di
smussare, limare questa sua risposta agli eventi falliscono nonostante lo
stimolo da parte di tutti noi (genitori, soprattutto io, compagni di scuola, cugini, maestre, Etc), con modalità e stili diversi quindi.
La cosa a me, come madre, crea un ulteriore disagio visto che sono laureanda in scienze dell’educazione ed ho letto ed applicato con successo, in diverse circostanze, il metodo Gordon.
Ma per questo aspetto mi sento senza
strumenti validi in mano. Dietro a queste reazioni sento il suo essere
puntiglioso e presuntuoso, incapace di perdere e questo nonostante il nostro
approccio più moderato.
Una classica scena che lo infastidisce è constatare che un altro bimbo, peggio se bimba, arriva prima (al traguardo, alla risposta esatta, etc.). Mai violento però.
Mi sento in seria difficoltà anche perché non ho il sostegno e la complicità auspicate del mio compagno.
Grazie per una vostra risposta.
Cri

Cara Cri,
credo di cogliere tutta la tua difficoltà nell’accettare che tuo figlio viva un disagio nella relazione con gli altri bimbi, nonostante l’impegno che tu ci hai messo e l’utilizzo delle competenze che possiedi.
E’ proprio difficile non desiderare per i propri figli le cose migliori, ma soprattutto è difficile imbattersi in comportamenti che ai figli creano problemi, tanto che molte persone intervengono (non solo tu, ma anche compagni di scuola, cugini, maestre…). Per di più, dietro questi comportamenti tu intravedi un essere puntiglioso e presuntuoso ed è inevitabile che tu cerchi di intervenire per correggerlo.
Si potrebbero formulare varie ipotesi su questo comportamento, magari anche inserendolo nel contesto più ampio della personalità del bambino, per individuare modalità di intervento che lo aiutino a sbloccare questi atteggiamenti.
Preferisco invece condividere con te alcune parti di un testo di Anthony de Mello (da “Il canto degli uccelli”): “Per anni sono stato nevrotico. Ero ansioso, depresso ed egoista. E tutti continuavano a dirmi di cambiare. E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico. E io mi risentivo con loro, ed ero d’accordo con loro e volevo cambiare ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi… E mi sentivo impotente e intrappolato…Anche il mio migliore amico continuava a dirmi quanto fossi nevrotico. Anche lui continuava a insistere che cambiassi. Poi un giorno mi disse: ”Non cambiare. Rimani come sei… Io ti amo così come sei…” Quelle parole risuonarono come una musica per le mie orecchie… E mi rilassai. E mi sentii vivo. E cambiai!”
Credo che questo scritto possa riassumere in modo efficace quella che Rogers chiama l’accettazione positiva incondizionata, cioè la capacità di accettare l’altro esattamente per come è, con la fiducia che abbia le risorse per sviluppare appieno il suo potenziale. E per aiutarlo in questo percorso l’accettazione è lo strumento principe, provare per credere!
L’accettazione è alla base dell’ascolto attivo, che usato in modo adeguato può fare sentire a tuo figlio quanto gli sei vicino nella sua difficoltà e quanto lo sai accogliere per come è, senza chiedergli di cambiare. In questo modo lui potrà poco per volta mettere a fuoco la sue difficoltà proprio perché le sentirà accolte e svilupperà fiducia in te e in se stesso.
E, nel tempo, crescendo, cambierà, anche se magari in modo diverso da come tu ti saresti aspettata!

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