10 Giugno 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Bullismo prescolare

Sono
una mamma 44enne di una bambina di 4 anni del primo anno della scuola
materna.

Ho denunciato per iscritto alla pedagogista un episodio spiacevole
che mi ha raccontato mia figlia Elisa.

Un pomeriggio, nel giardino della scuola, Elisa è stata bloccata
braccia e gambe da due sue coetanee che volevano farle mangiare erba
sulla quale avrebbe fatto la pipì il cane (parole delle bambine a mia
figlia). Pare che Elisa, che si trovava all’interno di una casina
gioco, non abbia potuto chiamare le maestre, perchè per difendersi teneva la bocca chiusa.

L’accaduto mi ha fatto riflettere sulla violenza del gesto, che non
ho considero assolutamente un gioco bensì l’espressione di un comportamento carico di tanta aggressività e molto offensivo.

Elisa mi racconta spesso di essere oggetto di dispetti da parte di
una compagna di origini moldave, che tenta di isolarla dal gruppo
delle bimbe, e usa nei suoi confronti parole offensive.

Da quando io e mio marito abbiamo evidenziato il problema alle
maestre (che non avevano capito nulla di ciò che accadeva) e informato
la pedagogista, le bambine sono state separate nelle attività, e mi è
stato riferito che il problema pare essere risolto.

Mi restano molti dubbi: come possono essere certa che mia figlia non
continui a subire le fastidiose reazioni aggressive di questa
bambina, lontano dallo sguardo delle maestre?

Come può difendersi mia figlia rispetto ad una situazione nuova che non conosce e non riesce a collocare? Una bambina di 4 anni non può
comprendere le ragioni per cui una coetanea si diverta
quotidianamente ad infastidirla per il solo gusto di farlo e nutrire così la sua autostima.

Potrà pensare di essere lei stessa colpevole di qualcosa e meritare
un simile trattamento?

Non vorrei mai che la mia bambina pagasse in termini psicologici le
conseguenze di un problema che non è il suo, ma che lo è diventato
suo malgrado.

Non mi è stato peraltro riferito quali siano le azioni correttive che
intendono intraprendere nei confronti dell’altra bambina, se non di
osservare i comportamenti, punirla e separarla da mia figlia.

Mi sembrano le soluzioni più comode.

Penso spesso all’eventualità di trasferire mia figlia in altra struttura.

Voglio precisare che Elisa non dà segnali evidenti di disagio quali
problemi del sonno, dell’alimentazione etc…; continua ad essere una
bimba molto reattiva, spigliata, con grande propretà di linguaggio e
certamente più matura della sua età anagrafica.

Gradirei un vostro parere/consiglio nel merito.
Irene

Cordialmente

Cara Irene,
la situazione appare ben gestita sia dalla bambina, sia da voi genitori, sia dalle insegnanti.

È inevitabile che i bimbi, presto o tardi, si scontrino con la prepotenza di alcuni dei coetanei.

In questo caso la bambina di fronte all’aggressione delle compagne è stata in grado di reagire difendendosi e soprattutto di riferire con fiducia alla mamma quanto accaduto.

Questo dimostra che la bimba percepisce che quel che le è stato fatto è sbagliato, si sente nel diritto di farsi le proprie ragioni e si aspetta di essere difesa dai grandi.
Di fatto le sue ragioni sono state riconosciute dai genitori e dalle insegnanti, che si sono impegnate a garantire che episodi del genere non si ripetano.
È vero che i bimbi talvolta si colpevolizzano per le violenze che subiscono, ma questo accade quando i maltrattamenti avvengono da parte di adulti di riferimento, oppure quando quegli stessi adulti non proteggono il bambino da eventuali “molestatori” e/o lo colpevolizzano.
Continui pure quindi ad ascoltare sua figlia con attenzione, ma non nutra eccessive preoccupazioni: per la bimba imparare a cavarsela nei piccoli scontri con le coetanee può essere una buona palestra di vita.

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