14 Ottobre 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Disaccordo insanabile

L’essere di comune accordo dell’educazione dei figli è fondamentale.
Questo lo fa emergere lei in varie risposte. Tutti condividono
questa affermazione. Io desidero avere una linea comune con mio marito, ma
ogni volta che instauro un dialogo su possibili modi di affrontare i
bambini, con mio marito emergono sempre punti di vista opposti, e ognuno
ritiene giusto il proprio.
Con un fattore in più: che mio marito, con la
scusa di essere stanco dal lavoro, molto spesso evita i no, evita i
rimproveri o i castighi, risponde no al desiderio dei bimbi (4 e 3 anni)di
giocare, preferendo il divano e la televisione.
Io mi sto ritrovando “sola”,
sia nel mio ruolo di madre, che nel sostituirmi al padre nel dire no, nel
dare castighi, etc. Sono esasperata. Ho tentato di portarlo a farci aiutare
presso un consultorio, ma non ne ha voluto sapere. Il problema è che i
bambini sono molto maleducati, e bersagliano me in tutto.
Consideri che oltre ai miei due bambini, ne ho uno di nove mesi. Non so più cosa fare.

Cara Elga,
la mia impressione è che qui il problema non sia tanto l’ essere di comune accordo, quanto piuttosto il fatto che nella relazione con i figli tocchi a te il compito di svolgere sia il ruolo maschile che femminile. Dalla tua lettera, il non dire “no” di tuo marito pare più una situazione di comodo “preferendo il divano o la televisione”, che una scelta educativa. Tanto è vero che non dice neppure “sì” quando i bimbi chiedono di giocare con lui. E non è un caso che tu ti senta sola ed esasperata. Il tentativo di ricorrere all’aiuto del consultorio è fallito forse proprio perché quel che pare mancare, da come presenti tu la situazione, è la volontà o il desiderio di condividere la responsabilità dell’educazione dei bambini.
Non è del tutto vero che bisogna essere sempre d’accordo sull’educazione dei figli. I genitori sono due persone diverse ed è normale che abbiano punti di vista diversi sull’educazione come su molte altre questioni. Quel che è veramente importante è il rispetto e la considerazione reciproca sia dei genitori fra di loro che rispetto ai figli. In questo caso la diversità è una risorsa anziché un limite. I figli scoprono così che esistono modelli diversi di vita e di relazione e ciascuno di questi è legittimo. Se i genitori si accettano nella loro diversità, i figli imparano che cosa significa avere rispetto e considerazione l’uno per l’altro. Rispetto e considerazione che portano a confrontarsi, a scegliere soluzioni condivise quando possibile oppure a mostrare la diversità: un genitore può dire onestamente che per lui quel comportamento non costituisce un problema ma dal momento in cui lo è per l’altro genitore, invita al figlio ad adeguarsi alle esigenze dall’altro (in modo idoneo all’età, ovviamente). In questo modo i genitori si sostengono a vicenda, dimostrando considerazione reciproca anziché contrapposizione o falso adeguamento ed i figli imparano a loro volta questi atteggiamenti. Ad esempio, se il figlio salta sul sofà, il papà potrebbe essere contento perché il figlio si muove e si diverte, ma la mamma molto meno perché il sofà si sporca e si guasta. Ora il papà può non mostrare disapprovazione all’azione del figlio, ma può fargli capire che per la mamma è un problema pulire e sistemare il sofà, quindi è opportuno trovare un’altra soluzione, ad esempio saltare sul lettino togliendosi le scarpe.
Tu cerchi il dialogo, ma “emergono punti di vista opposti ed ognuno ritiene giusto il suo”. A me pare che qui non ci sia un vero dialogo ma un riaffermare da parte di ciascuno il proprio punto di vista senza possibilità di comprensione reciproca. Manca la capacità di ascoltare l’altro prima ancora di definire “una linea comune”.
Tuo marito coglie la tua difficoltà nel gestire praticamente da sola i figli? La tua stanchezza, la tua esasperazione, il tuo non sapere più come fare? Questa è la prima cosa importante, prima ancora di definire come comportarsi con i bambini. Questo è segnale di considerazione e di rispetto per te e per i tuoi bisogni. Tu provi ad esprimergli prima di tutto queste tue difficoltà? Riesci a dirgli che non ce la fai più ed hai bisogno del suo aiuto?
E tu riesci a cogliere a tua volta le difficoltà di tuo marito nel relazionarsi con i bambini? L’essere stanco per il lavoro è davvero solo una scusa? Ci sono altre motivazioni che lo spingono a lasciare a te sola il problema?
Nella prima parte della mia risposta ho messo in evidenza quel che emerge dalla tua lettera rispetto all’impegno di tuo marito nei confronti dei bimbi. Ma come vive realmente la situazione lui? Pensi sia possibile per lui l’occuparsi dei bimbi non solo per senso di responsabilità e dovere ma anche come un piacere per lui? Potrebbe diventare naturale per lui desiderare di trascorrere del tempo con loro e occuparsene in vari modi? Questo tra l’altro farebbe sì che l’educazione diventi non solo dire dei “no” ma anche comunicare, proporre, condividere, giocare, scherzare e quant’altro propone una vita soddisfacente. E tu potresti trovare un po’ di spazio per te e vivere più tranquilla e serena. Ed occuparti in modo più rilassato del bimbo di nove mesi.
Mi rendo conto che si tratta di cambiare il punto di vista sulla situazione ma mi pare che tu davvero sia giunta ad un livello di esasperazione in cui non puoi continuare a vivere, pena il malessere tuo ma anche di tutta la famiglia. Se con tuo marito riesci a trovare un modo di parlare in cui vi comprendete e vi sostenete a vicenda, la soluzione potrebbe essere a portata di mano. Se così non è, allora forse sarebbe opportuno che ti rivolgessi tu, anche da sola, al consultorio o a chi ritieni opportuno per trovare quel sostegno che in casa non trovi.
Spero che tu riesca a trovare delle soluzioni che permettano a tutti di trovare i propri spazi senza che gravino solo su di te tutte le incombenze.

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