Cara Paola,
mi pare dal tono della lettera che si sia instaurata una specie di guerra continua fra voi genitori e vostro figlio.
Io partirei da voi.
Le state provando tutte e siete esasperati, sfiniti e vostro figlio è diventato per voi una tortura.
In questa condizione vi diventa difficile comprendere che cosa muove vostro figlio a diventare caparbio, piangere e piantarsi come un mulo.
Ma se lui continua a farlo, visto che neanche per lui sarà piacevole e non ci guadagna niente, dal momento che non gliela date vinta, un motivo ci sarà pure.
Il compito vostro senz’altro non è semplice: comprendere questo motivo è dal mio punto di vista l’unica modalità che vi permette di entrare in una relazione più autentica, più immediata e soprattutto di vivere una convivenza più serena e, oserei anche dire, più soddisfacente.
Permette però anche a lui di sentirsi compreso e quindi di potersi sentire bene con voi, più sicuro e più fiducioso nei suoi genitori e grato della vostra comprensione, anche se non saprà esprimerlo, almeno a parole. La vostra domanda “come prenderlo?” andrebbe forse trasformata in “come comprenderlo?”.
Dimenticate per un po’ il “che cosa fare?” per mettervi in ascolto, provare a mettervi nei suoi panni, a chiedervi e a cercare di capire di che cosa ha bisogno veramente, partendo dal presupposto che non si tratta di dargliela vinta ma di rispondere ad un’esigenza che magari non ha niente a che fare con quello che vi sta chiedendo sul momento (ad esempio non vuole mettersi una maglia, ma il suo desiderio potrebbe essere una coccola in più).
Ripeto che non è un compito semplice e sarà necessario non scoraggiarsi subito. Bisogna bandire la fretta e la ricerca di risultati immediati, ma bisogna soprattutto che vi chiediate quanto siete veramente disposti e disponibili nei confronti del bambino e delle sue esigenze. Appena il bambino sentirà il sincero desiderio dei genitori di venirgli incontro, diventerà più disponibile e la situazione si potrà sciogliere velocemente, ma l’obiettivo del genitore non dovrà essere la soluzione del proprio problema, (questa avverrà in automatico) ma l’autentico interesse per i bisogni del figlio, bisogni di cui le lagne sono un segnale.
Rimango a disposizione per ulteriori dubbi e vi sarei grata se mi faceste sapere come procede al situazione.
Elena Ferrero
Ricordiamo che Elena Ferrero è formatrice del “metodo GORDON” e conduce i corsi di “Genitori efficaci” a Torino. Potete controllare nell’agenda di Torinobimbi quando inizierà il prossimo corso.
