Gentile mamma,
è riuscita a spiegare cosa prova, il fatto è che non ci basta, se non a descrivere il fatto che si creano delle situazioni che sembrano un vicolo cieco: mamma e bambino, entrambi impegnati a volersi bene, ma senza che si ottengano dei momenti sereni da trascorrere insieme.
Siamo certe del fatto che ci soffra molto per questa situazione e a quanto pare non è la sola!
Anche il suo bambino ne piange. È un bambino di 16 mesi, immaginiamo che non sia da molto tempo che ha imparato a camminare e questa maggiore autonomia gli dà una infinità di possibilità di esplorazione del mondo intorno a lui. Il pericolo è il suo mestiere a questa età ed è normale che sia un fiume in piena, spericolato, impaziente e curioso.
Ed è normale essere stanche, più di prima, quando era solo un neonato che mangiava e dormiva.
Ci chiediamo se può contare su altre risorse che la sostengano e che intrattengano il suo bambino.
Ci sembra, infatti, che racconti di una personale scarsa “resistenza”, che lei attribuisce ad una differenza di genere: ha avuto un maschio, e questo significa che è molto difficile per la sua mamma giocare con le cose che gli interessano da maschio per più di dieci minuti.
Ci piacerebbe farle molte domande in merito.
Quella che ci preme di più al momento, è sapere se ad esempio, il suo papà o un nonno sono presenti per fare con suo figlio le cose da maschio, così a mamma può rimanere lo spazio delle coccole e un minor sconforto, se c’è una nonna che possa aiutarla a vedere cosa succede quando suo figlio si lagna, così da sostenere entrambi mentre la pappa non è ancora pronta.
Le mamme sono come delle matriosche: hanno un essere più piccolo da avvolgere, ma anche loro hanno bisogno di essere protette e contenute.
In bocca al lupo.
