Dalla breve descrizione del caso di tuo figlio dobbiamo estrarre alcune caratteristiche che lo descrivono: innanzitutto emergono difficoltà a prestare attenzione per un periodo prolungato di tempo (problemi di attenzione) ed incapacità di riflettere prima di dare delle risposte (impulsività). Questi potrebbero essere due dei criteri principali per definire il cosiddetto Disturbo di Attenzione che in questo caso sembra essere associato ad impulsività. Sarebbe inoltre importante capire se durante le lezioni il bambino è invadente nei confronti degli altri compagni e se non riesce a tollerare l’attesa del proprio turno (aspettare è per loro un forte disagio). Vorrei comunque sottolineare che questi sintomi non sono rari nei bambini, anzi sono comportamenti che tutti quanti manifestano, o almeno molti di essi; occorrerebbe valutare se queste caratteristiche si presentano in modo frequente e per un periodo prolungato.
Alcuni bambini, dalle ultime classi della scuola elementare e all’inizio della scuola media, possono manifestare sintomi di tipo ansioso o depressivo che possono essere legati o meno al Disturbo di Attenzione. Questi elementi potrebbero anche essere dovuti al fatto che il bambino sta maturando per cui diventa preoccupato di quello che gli può accadere oppure può avere problemi di umore proprio perché si rende conto di non riuscire come i suoi compagni, momento di confronto più consapevole con i propri coetanei.
La vita di relazione inizia infatti dalla scuola media, per proseguire almeno fino all’università; questa diventa un punto di necessità per i ragazzini che si traduce nel bisogno di sentirsi accettati e stimati dai coetanei, sperimentare l’autonomia individuale e l’appartenenza a un gruppo, e questi elementi possono rivelarsi molto più importanti e urgenti della riuscita negli studi. I giovanissimi devono arrangiarsi come possono e diventare emotivamente grandi nei ritagli di tempo, quando l’apprendimento delle materie scolastiche li lascia liberi. Sovente andare bene a scuola significa fare molte rinunce sul fronte della socializzazione, in un periodo della vita in cui, invece, si è alla ricerca di una propria identità e di un proprio ruolo nel mondo e questo può portare ad atteggiamenti di timidezza nei confronti dei propri compagni. Studiare richiede molta attenzione e concentrazione che, spesso, non è conciliabile con il bisogno di definire se stessi e per questo vi è una sorta di ribellione nel luogo di studio (contesto scolastico).
Elemento importante sono i fattori di miglioramento che occorre sempre citare per sostenere sia il bambino sia voi genitori preoccupati per lui: buon livello cognitivo, assenza di altri disturbi, comprensione del problema da parte di genitori e insegnanti, accettazione delle caratteristiche del bambino. Oltre a ciò possiamo aggiungere qualcosa che fa già parte di un intervento riabilitativo: sottolineo l’importanza delle regole e delle regolarità, che molto spesso da questi bambini sono ricercate (oltre che spesso infrante) ma proprio perché si rendono conto di aver bisogno di maggior struttura e prevedibilità del proprio ambiente. Un atteggiamento riflessivo, quindi non impulsivo, di chi circonda il bambino (insegnanti e genitori che vengono presi come modelli e spesso imitati) può essere di notevole aiuto.
Per fare un eventuale diagnosi o per escludere dei problemi concreti occorrerebbe fare un colloquio approfondito (anche tramite l’uso di questionari o interviste cliniche) per accertare la frequenza, la persistenza e l’età di insorgenza di questi sintomi e soprattutto quanto questi provocano una compromissione del funzionamento del bambino.
