Caro Gennaro,
L’esperienza del ricovero in ospedale costituisce un avvenimento affettivamente importante nella vita del bambino; comporta una sospensione delle consuetudini di vita cui il bambino è abituato, imponendo ritmi e tempi diversi, strutturati sulla base delle esigenze istituzionali e di cura.
A seconda della durata della degenza e della frequenza delle ospedalizzazioni, e a seconda del differente vissuto soggettivo di ogni bambino, si può verificare una frattura più o meno brusca con la vita abituale, una modifica delle relazioni con la famiglia, con gli amichetti. Inoltre, l’attesa dell’anestesia e dell’intervento chirurgico, attiva alti livelli di ansia e timore sia nei bambini che nei loro genitori.
Sovente i genitori preparano i loro figli all’evento dell’ospedalizzazione e dell’intervento con spiegazioni sommarie e parziali; è invece importante fornire ai bambini informazioni corrette ed appropriate sulla realtà che dovranno affrontare, in modo adeguato alla loro età e capacità di comprensione, per permettere loro di attivare le risorse personali (finzione, gioco, immaginazione) per elaborare la situazione.
Nelle prossime settimane, in attesa dell’intervento, potrete giocare con vostra figlia a “fare finta” di essere in ospedale, oppure potrete mettere in scena piccole rappresentazioni con l’ausilio di bambole o marionette.
Il gioco infatti può aiutare i bambini ad affrontare meglio l’evento della malattia, facendolo diventare parte attiva di una esperienza che potrà così risultare meno traumatica. Attraverso il piacere che si prova giocando, l’ angoscia viene dominata e contenuta nella globalità dell’esperienza. Giocando si può vivere un’esperienza che si situa in un’area intermedia di transizione tra realtà e finzione, nell’area del “come se”, in quello spazio potenziale nel quale è lecito vivere le proprie emozioni, esprimere le proprie ansie, le proprie paure “mettendole in gioco” ed elaborandole.
Sinceri auguri dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale
