17 Marzo 2014 L'ESPERTO RISPONDE

Avv. Maria Ferrara

Titolare dello Studio professionale MF Legal Office che offre assistenza e consulenza legale sia in ambito giudiziario che conciliativo, con particolare riferimento al diritto di famiglia. Appassionata del proprio lavoro e “preda” di un guizzo creativo che la porta alla ricerca continua di nuove esperienze. Riceve su appuntamento nel suo studio di Via Baltimora, 90 a Torino - mail mariaelena.ferrara@gmail.com

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L’obbligo di sussistenza di un minore

Salve, sono sposata con figlio di 6 anni e da alcuni anni ci siamo trasferiti a vivere in Scozia. Mio marito si e’ sempre rifiutato di contribuire alle spese per nido di nostro figlio, sia in Italia che qui in UK. Di fatto, da quando ci siamo trasferiti, ha contribuito poco anche alle spese familiari. Premetto che entrambi abbiamo sempre lavorato percependo salari piuttosto simili.

I miei dubbi sono: aveva nostro figlio diritto a che entrambi i genitori contribuissero alla sua sussistenza nonostante io sia stata in grado di mantenerlo quasi da sola?

Esistono degli strumenti legali dei quali posso avvalermi per vedermi riconosciuto il diritto a condividere le spese (e magari ad ottenere un risarcimento)?

Devo necessariamente intentare una causa di separazione per vedermi riconosciuto un diritto alla sussistenza del figlio?

Poiche’ stiamo per avere un altro figlio, saro’ di nuovo costretta a sostenere le spese da sola se si rifiutera’ di contribuire anche con quest’altro?

Gentile mamma,

Nell’ordinamento italiano, i genitori hanno l’obbligo di contribuire, ognuno in proporzione alle proprie possibilità, al mantenimento dei propri figli.

In caso di mancato adempimento, si può sicuramente ottenere un provvedimento giudiziario che precisi quanto è dovuto (anche in termini di arretrati) e che stabilisca le modalità di versamento dell’importo nonché della partecipazione concreta al mantenimento del minore da parte dei genitori (siano essi coniugi o meno).

Ora, se l’intenzione è quella di mantenere il legame matrimoniale, mi permetto di far notare che una “lite” giudiziaria certamente mal si concilierebbe con il proseguimento del rapporto, ma , ciò precisato, in astratto, richiedere l’intervento dell’autorità giudiziaria (percorrendo le vie del processo civile e, in casi estremi, anche quelle penali) è certamente possibile; non facile, però, raggiungere la prova della totale estraneità del padre alle necessità economiche della famiglia, su questo occorrerebbe ragionare analizzando nel dettaglio il Vostro quotidiano.

Gli elementi che Lei ci fornisce sono pochi, ma provo comunque a suggerire l’idea di rivolgersi ad un buon professionista (avvocato o anche mediatore) che provi ad aiutarvi a trovare un equilibrio senza dover arrivare alla situazione, a dir poco borderline, di essere marito e moglie nella vita ma “controparti” tra i banchi di un Tribunale.

Rimanendo a diposizione per ulteriori chiarimenti, La saluto caramente.

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