9 Novembre 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Mal di pancia

Salve,
mi serve proprio aiuto.
Sono separata da quasi un
anno e mio figlio di 10 anni va dal papà una o due volte la settimana, ma
quando deve fermarsi a dormire lì gli viene sempre mal di pancia e piange a
più non posso.
Capisco che questo è un segnale di aiuto ma non so che fare,
non posso costringerlo a dormire dal padre ma neppure favorire
l’allontanamento da lui.
E non mi piace che mio figlio abbia il peso di
dover decidere che fare (ha paura che se non va dal papà lui ci rimanga male
anche se gli abbiamo spiegato che così non è) è troppo piccolo per questo.

Sara

Cara Sara,
sento tutta la tua sofferenza e preoccupazione nel vedere tuo figlio stare tanto male da farsi venire mal di pancia e piangere a più non posso quando deve dormire dal papà.
Sento anche il tuo bisogno urgente di trovare una soluzione ed il dubbio sul da farsi.
Nella tua lettera non ci sono però elementi che rendano chiara la situazione: l’unica informazione che dai di tuo figlio è che teme di ferire il papà se non rimane a dormire da lui.
Questo ci fa capire che il bambino si fa carico del benessere del padre, che antepone al suo.
Le domande sono tante: per quale motivo il bambino è così preoccupato del benessere del papà invece di vivere in modo più sereno e spensierato la relazione con lui?
E poi: perché dovrebbe stare così male ad andare da suo padre? In fondo è suo padre! E a dieci anni non ha bisogno di avere sempre la mamma vicina. Qual è dunque il motivo di tanta sofferenza?
Vive così male la relazione con suo padre? E se così è, quale ne è il motivo? Oppure c’è qualcos’altro che lo angustia?
La situazione dei bambini dopo la separazione dei genitori è molto complessa.
Un risentimento ancora presente fra i genitori, l’idea che la responsabilità della separazione sia di uno dei due, sentire un genitore più debole, sentire la sofferenza di tutti e due: le motivazioni di crisi dei bambini sono tantissime e dipendono molto dalla situazione che vivono i genitori oltre che dal loro carattere e dalla loro sensibilità.
Nel caso di tuo figlio non posso fare ipotesi su quel che lui stia vivendo. I problemi che lui vive sono direttamente collegati alle dinamiche della relazione fra ciascuno di voi con lui e fra voi due.
Prima di decidere che cosa fare, sarebbe importante avere chiari i problemi che tuo figlio si trova ad affrontare ogni volta che gli si presenta l’opportunità di vedere il padre. La cosa migliore sarebbe che tu ti mettessi in ascolto nei suoi confronti. Lasciandogli spazio, senza mostrare troppe preoccupazioni tue, potrebbe emergere quanto lui vive in quella come in altre situazioni.
Dalla comprensione potrebbe nascere un tuo modo di comportarti più consono alle sue esigenze.
Mi rendo conto però che porsi in situazione di ascolto nei suoi confronti non è facile. Per ascoltare un altro, dobbiamo essere molto consapevoli di quanto viviamo e sentiamo e pensiamo noi stessi.
Altrimenti corriamo il rischio di attribuire ad un altro quel che viviamo noi. Per fare un esempio, (ed è proprio solo un esempio, non ho elementi per fare qualsiasi ipotesi attendibile) se tu fossi preoccupata che lui possa non stare bene con suo papà, sarebbe fin troppo facile per te pensare che sia realmente così e attribuire a tuo figlio questo vissuto che potrebbe non corrispondere alla realtà ma che metterebbe in crisi il bambino, che magari vive tutt’altra cosa.
Potrebbe invece essere che questo tuo pensiero corrisponda a realtà, ma che tu non abbia il coraggio di ammetterlo, neppure con te stessa.
Ed allora come farebbe il bambino a comunicartelo se percepisce che tu non sei pronta a riceverlo? Spesso i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, i nostri desideri, le nostre paure si avverano proprio perché per noi sono vere e come tali le trasmettiamo agli altri. Tanto più fra genitori e figli! Ovviamente capita la stessa cosa con il papà.
Per questo penso che la situazione vada districata prima di tutto nell’intimo di ciascuno di voi e fra voi stessi, per avere molto chiaro quello che voi vivete. Magari anche facendovi aiutare, visto che guardare dentro se stessi non è così semplice, soprattutto in tempi brevi. Solo dopo questo lavoro su di voi, è possibile ascoltare le esigenze di vostro figlio in modo da poterle accettare per quello che sono realmente ed andargli incontro con risposte positive.
Se lui sentirà che voi lo accettate senza problemi, non avrà alcun bisogno di mandare “segnali di aiuto”, stando male anche fisicamente.
Potrà invece esprimersi tranquillamente e ritrovare la sua dimensione di bimbo, giustamente dipendente da voi e non responsabile per voi.

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