Gentilissima Luisa,
come primo consiglio le suggerirei di investigare se la comprensione uditiva che sua figlia ha delle parole che le vengono dette e proposte sia corretta; mi riferisco sia alla capacità uditiva vera e propria (se la chiama lei risponde o si gira), ed anche se percepisce in modo corretto lo stimolo uditivo. Eventualmente può far approfondire dal pediatra con una visita, in aggiunta svolgendo anche un esame specifico (Potenziali Evocati Uditivi). Questa indagine permette di scremare già alcune variabili.
Se non vi sono disturbi uditivi specifici potrebbe iniziare a svolgere una breve valutazione, che può provare a fare lei stessa: in una stanza senza troppo stimoli e rumori può fa ripetere a sua figlia singole parole, incrementando il numero delle sillabe (casa, tavolo, bambino, poltrona, aggiornare, confidenziale, velocemente, ect) e anche di non-parole (seva, cameda, baticane, prodime, assovelato, ect). Se questo tipo di prova non fosse svolta nel modo migliore dalla bambina, le suggerisco di rivolgersi a un professionista che si occupa di disturbi del linguaggio.
Nel caso in cui la prova precedente fosse superata, le consiglierei comunque di rivolgersi ad uno specialista in quanto le variabili dei disturbi del linguaggio riguardano un ampio ventaglio di problematiche (Produzione, Denominazione, Comprensione, Ripetizione, ect).
Prendendo nello specifico i dati da lei riportati, sembra che la sua bambina presenti una difficoltà nell’organizzare un discorso, in particolar modo quando si tratta di una sequenza da ordinare in modo temporale; la competenza narrativa richiede una pianificazione, compito complesso, ma che per un bimbo dell’età di sua figlia dovrebbe già essere stato acquisito in modo automatico.
L’ingresso nella scuola primaria espande e generalizza l’uso delle principali funzioni interattive del bambino; si perfezionano le modalità con cui si scambiano le informazioni e si formulano le domande, le funzioni matetiche (immaginare, descrivere, commentare, valutare secondo riferimenti ad oggetti concreti) emergono con sicurezza sollecitate dall’ascolto e dalla comprensione di narrazioni fiabesche e racconti illustrati. L’assetto pragmatico del linguaggio nel bambino, viene raggiunto a circa 6 anni ed è l’elemento del linguaggio più legato alla capacità di rappresentazione mentale e allo sviluppo psicologico per la capacità di condividere contenuti mentali, idee, affetti ed emozioni.
I bambini di 4-6 anni progredendo nella competenza cognitiva riescono a giungere anche a livelli considerevoli di consapevolezza metalinguistica. Lo sviluppo e l’espansione del lessico impegna il bambino a coniugare le esigenze della sintassi (prime regole) e l’organizzazione delle idee.
Da questa fatica interna e in coincidenza con questo sovraccarico possono presentarsi fenomeni linguistici scompensati quali esitazioni e ripetizioni in particolare nell’esordio della frase, dando origine a disfluenze, legate a problemi del sistema di memoria procedurale.
