Buongiorno,
capisco che la situazione possa essere impegnativa, e molte delle dinamiche che descrivi sono comuni in bambini che hanno vissuto i primi anni senza una grande interazione sociale. Il bisogno di urlare potrebbe essere un modo per lui di esprimere emozioni e gestire l’energia in eccesso, ma anche di attirare attenzione, dato che finora è stato molto accontentato.
Ecco alcune strategie che potrebbero aiutarti:
Potresti iniziare a stabilire brevi periodi in cui giochi vicino a lui, ma senza partecipare attivamente. In questo modo, lui percepisce la tua presenza senza sentirsi al centro dell’attenzione. Gradualmente, potresti allontanarti e lasciarlo giocare da solo per qualche minuto, aumentando lentamente il tempo di autonomia.
Prova a coinvolgerlo in attività che richiedano concentrazione o stimolino l’immaginazione, come disegni, costruzioni o giochi sensoriali. Se il bisogno di urlare deriva da un surplus di energia, dargli dei momenti dedicati a sfogarsi in modo costruttivo (come una corsa o un gioco di movimento) potrebbe aiutarlo.
Anche se per il bambino può essere divertente rivedersi mentre urla e ride, limitare questi video potrebbe ridurre l’abitudine. Trova invece contenuti che lo intrattengano e che lo stimolino in modo diverso, evitando però una dipendenza dai dispositivi come unico svago.
Giocare insieme in modo che lui impersoni altri personaggi, come animali o professioni, può dargli nuovi modi per esprimersi e sviluppare la capacità di gestire l’attenzione senza urlare.
Anche se non ha ancora frequentato l’asilo, potresti organizzare incontri brevi e con pochi bambini, aiutandolo a scoprire come condividere il gioco. Questi momenti potrebbero arricchire il suo modo di giocare e, col tempo, aiutarlo a gestire la necessità di avere sempre un adulto presente.
È naturale che tutto questo richieda pazienza e piccole dosi di sperimentazione. Progressivamente, riuscirà a capire che il gioco autonomo è possibile e che l’attenzione non è sempre garantita da un adulto presente.
Foto di copertina di Sam Poullain
