Cara mamma,
lei ritiene che il problema di suo figlio sia di origine psicologica ma ci fornisce ben pochi elementi per confermare questa ipotesi.
Diamo quindi per scontato che il pediatra del bambino abbia già escluso eventuali problemi fisici e/o neurologici.
Solitamente questa ed altre difficoltà legate all’alimentazione si risolvono con l’ingresso all’asilo nido o alla scuola materna.
Non sappiamo se Giovanni va alla scuola materna o comunque se ha l’opportunità di frequentare dei coetanei ma soprattutto di condividere con essi il momento del pasto.
Se così non fosse, le consigliamo di creare tali occasioni poiché in tal modo suo figlio sarebbe stimolato dal confronto con i coetanei e tenderebbe sicuramente ad imitarli.
Inoltre le suggeriamo, se non lo sta già facendo, di permettere a suo figlio di giocare con il cibo, sporcarsi, pasticciare e soprattutto di non fargli mai fretta e di non avere mai fretta.
Provi a non proporgli subito l’alternativa del cibo frullato e forse la fame lo spingerà ad assaggiare qualcosa di solido.
Immaginando infine che lei viva con ansia e preoccupazione il momento del pasto, potrebbe essere utile delegare temporaneamente a qualcun altro tale impegno. E’ importante che il momento del pasto venga sdrammatizzato e che il bambino non si senta troppo osservato e sotto esame.
In tal modo, in un contesto sereno e ludico, potrà recuperare quella naturale e spontanea curiosità che porta i bambini ad imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.
Saluti dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale.
