6 Marzo 2009 L'ESPERTO RISPONDE

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Per un bambino iperattivo

Sono la mamma di un bimbo che compirà 5 anni ad aprile.
Da quando è nata la sua sorellina che compirà 2 anni ad aprile ha iniziato a diventare iperattivo, non lo si riesce a tenere fermo soprattutto a scuola materna. E’ alla continua ricerca di “come fare per attirare l’attenzione” disturbando spesso i compagni e non prestando attenzione a ciò che gli viene detto, rifiuta di eseguire qualunque tipo di lavoro gli venga richiesto.
Con noi in casa si comporta pressochè allo stesso modo, però alla fine insistendo riusciamo a convincerlo a fare delle attività più impegnative.
Le insegnanti della materna esasperate da questo suo comportamento lo mettono continuamente in castigo isolandolo: spesso mangia o dorme da solo, non lo fanno partecipare ad alcune uscite o ad alcuni tipi di attività.
Loro mi hanno consigliato d’iscriverlo ad un corso di psicomotricità.
Secondo voi è opportuno?
Laura

Cara Laura,
sembra che lei abbia già individuato gli elementi che caratterizzano il disagio del suo bambino: la nascita della sorellina, con consueguente bisogno di attirare l’attenzione, che si traduce in iperattività.
Il consiglio delle maestre ci sembra appropriato, in quanto con la psicomotricità vostro figlio avrà uno spazio individuale di espressione e contenimento del suo disagio.
D’altra parte questo intervento può non essere sufficiente a risolvere il problema di fondo, che, come sottolinea giustamente lei, è da ricercare nel recente cambiamento della struttura familiare e quindi delle relazioni al suo interno.
La gelosia verso un fratello minore è un sentimento naturale e comune, ma la reazione di vostro figlio pare troppo intensa.
Sarebbe importante, a tal proposito, comprendere come questo evento abbia modificato i vostri equilibri: di coppia, nella relazione tra genitori e primogenito, nella relazione tra i singoli genitori e il primogenito, e nei rapporti con i nonni o con altre figure significative.
Ci sono alcune domande le cui risposte potranno aiutarvi a capire meglio la sofferenza di vostro figlio e darvi una prima indicazione su come fare per arginarla, nei limiti del possibile.
Di cosa è stato maggiormente privato il bambino da quando è nata la sorella?
Quali relazioni sono state più penalizzate?
Come è stato consolato rispetto a queste perdite, e come è stato contenuto nei momenti di maggior espressione della sua sofferenza?
E ancora, voi genitori come avete affrontato come coppia questa nuova nascita?


Lo staff dello Studio di Psicologia Relazionale: (Daniela Ciaramita – Barbara De Meo – Maria Cristina Peyrani)

Ricordiamo che lo Studio di Psicologia Relazionale offre la possibilità di avere un primo colloquio gratuito (individuale o di coppia) con una psicoterpeuta familiare, il lunedì, su appuntamento.

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