7 Febbraio 2013 L'ESPERTO RISPONDE

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Perche’ mio figlio grida?

Salve, sono un papa’  di un bimbo di tre anni e mezzo e una bimba di quasi quattro mesi. Il primogenito e’ un bambino inteligentissimo. Ultimamente si e’ aggravata la situazione: non lo vuole piu’ vedere il padre, nè giocarci. Quando chiede qualcosa la ripete all’infinito finché non ottiene cio che desidera. Per farlo mangiare ogni volta dice che tutto è cattivo, e solo la mamma lo può inboccare, e ci mettono ore. Quando la situazione  non gli piacce grida come un matto per ore lanciando di tutto e in piu’ si butta a terra.

Cosa devo fare e come devo comportarmi?

Il mio consiglio è di rivolgervi immediatamente ad uno psicologo, meglio ancora uno psicoterapeuta, perché ritengo che la situazione sia grave. Lo ha esplicitato anche lei nella sua lettera. Le informazioni presenti nella sua richiesta sono piuttosto confuse e rendono difficile una risposta esaustiva.

Lei scrive che ultimamente la situazione si è aggravata: cosa intende per ultimamente? Da quando è nata la sorellina o anche prima? Se la situazione è peggiorata dal concepimento o dalla nascita della bambina entrano in gioco dinamiche di gelosia verso la sorellina, di rabbia nei confronti dell’intero nucleo familiare (con lei non vuole giocare e nemmeno vederla, la mamma impiega delle ore per farlo mangiare … ). Inoltre attraverso il cibo cerca di mantenere una sorta di controllo: decide se e cosa mangiare, obbliga la madre a dedicarsi completamente a lui per ore, così non si occupa della sorellina. Se la situazione è peggiorata già da prima, bisogna capire qual è stato l’elemento scatenante e questo lo si può capire attraverso una raccolta anamnestica, ovvero una ricostruzione della storia di vita del bambino e della sua famiglia (gravidanza, nascita, allattamento, nanna, lallazione, linguaggio, svezzamento, deambulazione, controllo sfinterico, come avanza le sue richieste e come voi rispondete a queste, stile educativo, relazioni familiari, se già da piccolo aveva questi atteggiamenti e altro ancora).

Mi dispiace non poterla aiutare come vorrei, ma dalle sue informazioni ho un’immagine piuttosto confusa del bambino e nello stesso tempo la situazione mi sembra piuttosto complessa per risolversi con una risposta scritta. Come le ho anticipato all’inizio della risposta, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo per capire come aiutare il bambino. In base alla mia esperienza, io consiglierei di sottoporre il bambino ad esame psicodiagnostico, a cui seguirà molto probabilmente una duplice presa in carico: il bambino e voi genitori. A questo proposito, sarebbe meglio che gli psicologi fossero due:

uno per il bambino e uno per voi genitori.

Saluti dalla psicologa

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