Gentile lettrice,
le consiglio di iniziare con l’invio di una lettera al padre, in cui potrà esporre in modo chiaro e garbato le problematiche riscontrate. Questa comunicazione ha non solo lo scopo di provare a aprire un dialogo ma soprattutto si rende necessaria per dimostrare nero su bianco la sua disponibilità a trovare una soluzione, mettendola al riparo da eventuali future accuse di manipolare la bambina.
Suggerisco di farsi assistere da un avvocato nella redazione della lettera, senza che quest’ultimo compaia formalmente, ma solo come supporto. Se il padre non dovesse mostrarsi collaborativo, potrebbe essere utile suggerire il coinvolgimento di un mediatore familiare o, se necessario, di un avvocato, per arrivare a concordare modalità di frequentazione più adatte alle esigenze attuali di sua figlia.
Nel caso in cui il problema dovesse persistere e non si riuscisse a trovare un accordo, si potrà considerare l’opzione di rivolgersi al Tribunale per richiedere una revisione delle condizioni di frequentazione. In questa eventualità, l’avvocato che la assisterà potrebbe ritenere utile acquisire una relazione di uno psicologo specializzato nell’età evolutiva, che possa fornire un quadro chiaro della situazione e contribuire a tutelare il benessere psicologico della bambina.
Data l’età di sua figlia, in un’eventuale procedura giudiziaria, la minore verrà ascoltata dal Giudice, il quale valuterà le sue dichiarazioni insieme a tutte le altre prove disponibili.
Spero di essere stata d’aiuto.
Un caro saluto
Avv. Maria Ferrara
mariaelena.ferrara@gmail.com
Foto di copertina di Quỳnh Lê Mạnh
