Cara Rebecca,
leggendo la sua mail ci siamo posti alcuni interrogativi.
Innanzitutto non ci è chiaro se nella vita del bambino è presente anche un papà.
Sembrerebbe infatti che le due figure con funzione genitoriale nei confronti del piccolo Luca siano lei e suo padre, con le ambiguità e le difficoltà che questa situazione comporta se non vengono ben definiti e leggittimati i ruoli.
Probabilmente lei riconosce maggiore competenza ed esperienza a suo padre e lascia quindi che sia lui a definire le regole per Luca (“… il bimbo inizia a fare tutto quello che è stato indicato come da “non fare”, con le poche regole necessarie, dettate specialmente dalla sicurezza…”) ed è sempre lui che valuta – benevolmente – le sue mancanze (“… mi chiedo se, come sostiene mio padre, dovrei essere più ferma con lui…”).
In questo modo però lei resta incastrata nel suo ruolo di figlia che non le permette di assumere a pieno titolo quello di madre (forse anche perchè si sente indebolita o in difetto a causa dell’assenza o poca presenza del padre?).
D’altra parte Luca, come tutti i bambini della sua età, sta imparando a conoscere il mondo, sperimenta comportamenti diversi a seconda dei contesti e delle persone e, come un “piccolo stratega”, individua le falle e le incoerenze di chi lo circonda e, un pò provocatoriamente, sfida gli adulti che si prendono cura di lui, anche per riuscire a definire il suo livello di autonomia e comprendere quali sono le regole che normano il mondo intorno a lui.
Deve essere lei, Rebecca, che detta le regole per il bambino, a cui suo papà deve adattarsi, e non viceversa. In tal modo Luca capirà ben presto che la sua mamma ha le idee chiare su cosa è giusto e cosa è sbagliato per lui e probabilmente interiorizzerà più facilmente gli insegnamenti che lei vorrà dargli.
