8 Gennaio 2010 L'ESPERTO RISPONDE

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Quando torno dal lavoro fa tutto quello che non dovrebbe…

Ciao,
sono mamma di un bambino adorabile di 19 mesi che piange poco, tutto sommato dorme abbastanza, mangia.
In questo periodo mi trovo a lavorare con dei turni che mi portano fuori metà giornata, o al mattino o di pomeriggio, e in questi periodi di mia assenza, apparte quando è all’asilo, sta con il nonno, che adora.
Ed è proprio lui a farmi notare che quando sono insieme Luca è un angelo, trova degli spazi autonomi in cui fare le sue cose, segue il nonno nelle attività in cui è possibile farlo, ecc.. il problema sta nel mio ritorno: è li che il bimbo inizia a fare tutto quello che è stato indicato come da “non fare”, con le poche regole necessarie, dettate specialmente dalla sicurezza e io mi affanno a cercare di tamponare questo suo non ascoltarmi, con scarsi risultati.
Anzi con dei sorrisi da furbetto ripete e reitera sempre di più quelle azioni. io penso che sia voglia di attenzione da parte mia che non gli nego di essere preso quando lo richiede, al mattino, prima di iniziare la giornata me lo tengo nel lettone un pò con me, ma mi chiedo se, come sostiene mio padre, dovrei essere più ferma con lui che si approfitta della mia dolcezza…
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Rebecca, mamma appassionata!

Cara Rebecca,
leggendo la sua mail ci siamo posti alcuni interrogativi.
Innanzitutto non ci è chiaro se nella vita del bambino è presente anche un papà.
Sembrerebbe infatti che le due figure con funzione genitoriale nei confronti del piccolo Luca siano lei e suo padre, con le ambiguità e le difficoltà che questa situazione comporta se non vengono ben definiti e leggittimati i ruoli.
Probabilmente lei riconosce maggiore competenza ed esperienza a suo padre e lascia quindi che sia lui a definire le regole per Luca (“… il bimbo inizia a fare tutto quello che è stato indicato come da “non fare”, con le poche regole necessarie, dettate specialmente dalla sicurezza…”) ed è sempre lui che valuta – benevolmente – le sue mancanze (“… mi chiedo se, come sostiene mio padre, dovrei essere più ferma con lui…”).
In questo modo però lei resta incastrata nel suo ruolo di figlia che non le permette di assumere a pieno titolo quello di madre (forse anche perchè si sente indebolita o in difetto a causa dell’assenza o poca presenza del padre?).
D’altra parte Luca, come tutti i bambini della sua età, sta imparando a conoscere il mondo, sperimenta comportamenti diversi a seconda dei contesti e delle persone e, come un “piccolo stratega”, individua le falle e le incoerenze di chi lo circonda e, un pò provocatoriamente, sfida gli adulti che si prendono cura di lui, anche per riuscire a definire il suo livello di autonomia e comprendere quali sono le regole che normano il mondo intorno a lui.

Deve essere lei, Rebecca, che detta le regole per il bambino, a cui suo papà deve adattarsi, e non viceversa. In tal modo Luca capirà ben presto che la sua mamma ha le idee chiare su cosa è giusto e cosa è sbagliato per lui e probabilmente interiorizzerà più facilmente gli insegnamenti che lei vorrà dargli.


Ricordiamo che lo Studio di Psicologia Relazionale offre la possibilità di avere un primo colloquio gratuito (individuale o di coppia) con una psicoterpeuta familiare su appuntamento.


Lo staff dello Studio di Psicologia Relazionale (Daniela Ciaramita – Barbara De Meo – Maria Cristina Peyrani) sono curatrici della rubrica Psicologia di Torinobimbi

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