Salve,
la mia bambina ha 3 anni e mezzo e ha una sorella di 5 con cui gioca tanto.
La piccola non ha mai dato problemi con lo svezzamento (avvenuto a 6 mesi circa), ha sempre apprezzato tutti gli alimenti e ha sempre avuto un rapporto ottimo con il cibo.
I problemi sono cominciati da circa un mese.
Premetto che a dicembre 2010 sono rimasta incinta di un terzo figlio e ho cominciato a vomitare spesso, lei ha visto/sentito il mio malessere e spesso si è parlato in casa delle mie forti nausee gravidiche. Il 31 dicembre alla bambina, che mangiava del pesce è rimasta una spina in gola, questo evento (risoltosi spontaneamente senza ospedale) l’ha spaventata moltissimo e per giorni ne è rimasta turbata; ha continuato a mangiare, ma prestando molta attenzione a qualunque residuo le rimanesse in bocca togliendoselo con le mani. Anche un semplice ruttino la metteva in agitazione.
A gennaio ha avuto l’influenza dello stomaco (con vomito) e a seguire la scarlattina, iniziata con un giorno intero di vomito.
In seguito, a cena con noi, ha cominciato a diminuire molto le porzioni, ad evitare prima la carne, poi la pasta e a parlare sempre di nausea, mentre a scuola mangiava abbastanza regolarmente e faceva normali merende.
Ad inizio febbraio, dopo una cena mi sono arrabbiata con lei, l’ho messa in punizione e le ho dato qualche sculacciata per questi suoi “capricci” (all’epoca mi sembravano tali).
Da quel momento la bambina ha smesso completamente di mangiare cibi solidi, anche a scuola non tocca nulla, succhia gli alimenti, ma non li ingoia.
A casa va avanti a spremute d’arancia, succhi, cioccolata e qualche yogurth, ogni tanto un biscotto (quando proprio ha fame).
Ho smesso di dare importanza ai suoi digiuni e quando non tocca nulla le tolgo il piatto con serenità, ma la situazione non cambia e dentro sono preoccupatissima che questo suo atteggiamento si fossilizzi e diventi un vero blocco psicologico.
Grazie per l’aiuto
Francesca
Cara Francesca,
sembra proprio che questa situazione si sia trasformata in un braccio di ferro tra lei e la bambina.
E la posta in gioco non è cosa banale, trattandosi del cibo.
Da sempre il cibo simbolizza lo scambio tra madre e figlio e non è un caso che spesso i bambini utilizzino il rifiuto di mangiare come gesto “punitivo” nei confronti del genitore (ben sanno, infatti, quanto per le madri sia importante la loro nutrizione).
Ma prima del rifiuto c’è stato il vomito e prima del vomito c’è stata la lisca di pesce e prima ci sono state le sue nausee dovute alla nuova gravidanza.
Forse la bimba non l’ha del tutto “digerita”?
Andando a ritroso varrebbe la pena riaffrontare le varie tappe della vicenda.
Innanzitutto la nuova gravidanza: parlare approfonditamente con le bimbe delle loro paure, aspettative, speranze. Poi la lisca di pesce: rassicurare la bambina in proposito, spiegarle cosa è successo e che non ha corso pericolo.
Poi il mangiare: dirle quanto sia importante per lei essere ben nutrita, per poter crescere sana e forte ed essere in grado di affrontare tutte le cose che le succedono e le succederanno in futuro.
Saluti dallo staff dello Studio di Psicologia Relazionale.