Cara Romina,
Il pianto, lo sappiamo bene, è una forma di comunicazione utile ad esprimere bisogni primari di fame, sete, calore, evacuazione, dolore fisico ma anche bisogni di ordine emotivo.
Spesso, infatti, i bambini piangono la sera esclusivamente per “scaricare” tutte le emozioni provate nella giornata, emozioni non necessariamente di disagio o frustrazione.
Credo che la sfera della relazione con i nonni sia un argomento complesso dove ciascuno mette in gioco tanto del vissuto personale, ma dove, con l’arrivo della creatura, si immettano energie e dinamiche nuove. Credo che la presenza e la partecipazione dei nonni alla vita dei nostri piccoli sia tendenzialmente un valore aggiunto per tutti… anche se spesso “faticoso”.
Quasi sicuramente la tua creatura ha trascorso un buon tempo con loro ed il suo vissuto è positivo. Questo però deve convivere con il suo sentimento di mancanza della mamma… per loro siamo insostituibili… e per fortuna! no?
Se l’idea di lasciarlo alle cure dei nonni è ancora emotivamente difficile per te e puoi evitare, segui il tuo cuore… il tuo bambino sente il tuo turbamento e lo manifesta con i risvegli disperati alla ricerca della conferma che tu sei presente e disponibile a contenerlo.
Vivete delle stesse emozioni!
E con il latte passiamo loro un nutrimento emozionale oltre a quello strettamente alimentare.
Il mio suggerimento è quello di creare una situazione intima e ovattata, di attaccarlo al seno cercando di portare l’attenzione sui tuoi sentimenti di gioia, tenerezza, conforto, unione con l’intenzione di trasferirglieli… lo scambio di sguardi e di sorrisi sereni aiuterà entrambi a ritrovare sicurezza più rapidamente.
Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. Saint Excupery
