Gentile signora,
la ringraziamo per l’onestà di questa sua lettera.
Sembra oggi più difficile poter ammettere quanto è bello passare del tempo con il proprio neonato, e la fatica che si fa a staccarsi da lui o lei, dopo mesi in cui si è stati una cosa sola. Sembra che per forza ci si debba dire contente di poter uscire di casa e tornare alle relazioni professionali e alle interazioni sociali.
Alcune donne sono fiere di come affrontano questa separazione, altre la vivono, come lei, come un momento doloroso, stressante e delicato.
Forse per lei è stato troppo presto questo passaggio e le quattro ore sono interminabili, il viaggio di un’ora, poi, uno spreco di tempo. E la riformulazione del suo ruolo materno può essere complicata: che mamma è in quelle quattro ore?
Di una cosa però, può essere certa: i bambini hanno una enorme capacità di adattamento, quella che lei legge come “rabbia” o “offesa”, potrebbe essere invece fiducia e ringraziamento. Insomma, la sua bambina potrebbe star lì a dirle che può star tranquilla, senza correre, la ritrova dove l’ha lasciata, in mani sicure, e per questo è tranquilla e anzi, le è grata, di averle insegnato che si può esser sereni anche a distanza e che è bello conoscere i nonni e arricchire così il proprio mondo. La rabbia che ipotizza nella relazione è legata alla sua fatica. Ci rifletta su, si confronti con altre mamme, pensi a quanta energia ha a disposizione per affrontarla davvero, ma si prenda del tempo.
Quando torna a casa, vuol davvero raccontare a sua figlia solo che le è mancata o anche le mille avventure che una mamma lavoratrice sa vivere?
